Nell’ambito del patrimonio forestale del Parco Nazionale del Pollino, attraverso passate campagne di indagine,( il progetto ‘Le foreste vetuste nei Parchi Nazionali Italiani’ promosso dal Ministero dell’Ambiente ed il progetto‘Costituzione della rete dei boschi vetusti dei Parchi Nazionali dell’Appennino meridionale’) sono stati indivuati 9 nuclei forestali vetusti:
- Acereta di Monte Sparviere, Alessandria del Carretto (CS), (72 ha delimitati come area di studio);
- Bosco Magnano, San Severino Lucano (PZ), (18 ha delimitati come area di studio);
- Bosco Vaccarizzo, Carbone (PZ), (21 ha delimitati come area di studio,);
- Cugno dell’Acero, Terranova di Pollino (PZ), (tre nuclei di estensione complessiva di 85 ettari);
- Faggeta di Cozzo Ferriero, Rotonda (PZ), (70 ha);
- Faggeta di Pollinello, Castrovillari (CS), (477,94 ha);
- Faggeta di Grattaculo, Viggianello (PZ), (54 ha delimitati come area di studio);
- Lecceta di Buonvicino, Buonvicino (CS), (20 ha delimitati come area di studio);
- Serra di Crispo, Terranova di Pollino (PZ), (100 ha delimitati come area di studio).
La loro importanza biologica ed ecologica è stata ulteriormente conferma con l’inserimento delle faggete di Cozzo Ferriero e del Pollinello tra le 94 faggete vetuste riconosciute dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale Naturale nel del sito seriale (“The Ancient and Primeval Beech Forests of the Carpathians and Other Regions of Europe”).

La destinazione di tali nuclei forestali all’interno del territorio del Parco Nazionale del Pollino, è assimilata a quella di Riserve integrali - comma2, lettera a) dell’art 12 della 394/91- ed è dunque esclusivamente di tipo conservativo,
Tali aree rappresentano laboratori a cielo aperto ove l’esistenza di importanti nicchie ecologiche consente la presenza di numerose specie altamente specializzate e di valore conservazionistico che beneficiano di bassi livelli di disturbo, della presenza di necromassa e degli“alberi habitat” ricchi di cavità.
Le foreste vetuste, riconosciute come ecosistemi chiave per l’assorbimento di carbonio, la fornitura di servizi ecosistemici ed il mantenimento della biodiversità, grazie alla loro unicità rappresentano un archivio naturale da cui attingere utili informazioni in merito agli aspetti dendro-climatici (Piovesan et al., 2008) ed alla biodiversità (Winter e Möller, 2008), un insostituibile punto di riferimento per valutare le conseguenze dell’impatto antropico sugli ecosistemi forestali.
Il progetto mira all’ampliamento della rete, con l’individuazione e la caratterizzazione di nuove aree di foresta vetusta all’interno dell’area protetta ed al proseguo delle campagne di monitoraggio nelle 9 formazioni già note attraverso plot permanenti di un ettaro, nei quali si registrano in modo dettagliato parametri come diametro, altezza e tipologia degli alberi in piedi, presenza di legno morto, struttura dello strato arbustivo e rinnovazione naturale e composizione dello strato erbaceo su base floristica e vegetazionale. Questi rilievi, ripetuti periodicamente, consentono di confrontare i dati nel tempo e di rilevare le variazioni strutturali ed ecologiche dei boschi.
Oltre al monitoraggio strutturale e fitosociologico delle foreste, il progetto dedica grande attenzione alla componente faunistica, con una campagna di raccolta di dati entomofaunistici mediante tecniche standardizzate ed il campionamento di gruppi target, di taxa saproxilici e bioindicatori delle condizioni ecologiche delle formazioni forestali vetuste e campionamenti ornitologici, al fine di definire e caratterizzare le comunità presenti attraverso appositi indici.

Terminate le campagne di indagine sono ora in fase di elaborazione i modelli delle dinamiche e dei processi ecologici. Essi permetteranno di quantificare le relazioni esistenti tra specie ed i parametri ambientali che influiscono sulla relativa distribuzione, attraverso innovative tecniche di Ecological Niche Modelling (ad es.,descrizione di curve di risposta, in termini di compatibilità ambientale, ai diversi predittori ambientali individuati sito - o areaspecifici), di supporto alla perimetrazione dei siti vetusti ed alla zonizzazione di aree di interesse (Core, buffer)
Per quest’ultimo aspetto, è importante sottolineare come le recenti tecniche di modellistica ecologica supportano una pianificazione informata anche degli scenari futuri, considerando il corrente cambiamento climatico. Dunque, sarà possibile perimetrare aree non solo sulla base di elementi temporalmente statici, bensì dinamici, inserendo, qualora necessario, covariate ambientali rivolte a simulazioni di previsioni di climate- e land use-change.
L’elemento che in maggior misura contraddistingue l’innovatività del progetto risiede nella definizione dei criteri di perimetrazione delle formazioni forestali, tale approccio permetterà di andare oltre la semplice perimetrazione del nucleo vetusto, come rigida fotografia dello stato di fatto della struttura del bosco, permettendo una definizione della core area più ampia, inclusiva degli aspetti compositivi, ecologici e funzionali del bosco vetusto.
L’approccio è scientifico e partecipativo al tempo stesso: oltre ai rilievi di campo, sono previste campagne di sensibilizzazione e formazione rivolte a professionisti del settore, guide escursionistiche, associazioni e amministrazioni locali, così da costruire una visione condivisa del valore delle foreste vetuste e degli strumenti necessari a garantirne la conservazione.



